Aldo Maldera, indimenticabile milanista

Capitano coraggioso di un Milan che si ritrovò a “sbadilare” nella provincia cadetta nei primi anni 80, Aldo Maldera ha lasciato segni indelebili nella storia rossonera.

Milanese di nascita, pugliese di origini, milanista da sempre, Aldo Maldera debuttò in prima squadra il 26 marzo 1972. Quel giorno, a Mantova, indossò la maglia numero 10 di Rivera, fermo per squalifica dopo gli attacchi alla classe arbitrale in seguito a Cagliari-Milan diretta da Michelotti. “Tieni, mulo, onora questa maglia”, gli disse il Paron. Fu una prestazione senza infamia e senza lode quella di Maldera. La sua famiglia viveva a Bresso, periferia milanese, al primo piano di una casa di via Garibaldi. Il paese d’origine era Corato, centro agricolo pugliese a quaranta chilometri da Bari. Una casa dove semplicità e affetto camminavano di pari passo. Antonio, padre di cinque figli (Gino, Attilio, Antonietta, Aldo e Rosa), era un uomo robusto e di poche parole, la madre Antonietta “un fiume in piena e dall’eccezionale carica di simpatia”, secondo la definizione di Maurizio Mosca.

Albertosi e Maldera

I primi calci ad un pallone, Aldo li diede nel Cusano Milanino insieme con Oriali: entrambi vennero ceduti all’Inter. Appresa la notizia, i dirigenti rossoneri telefonarono a papà Maldera, puntando sulla sua fede calcistica. Il tentativo andò in porto. Goloso di pasticcini e lettore di libri gialli: Aldo passava giornalmente dal pasticciere e dal giornalaio. Da bambino collezionava le figurine di Rivera, sperando un giorno di poter giocare nella stessa squadra. Un sogno che divenne realtà. La riconoscenza verso Liedholm non gli fece dimenticare gli altri suoi maestri: Maldini e Rocco che lo lanciarono, Zagatti, Galbiati e Tessari che lo educarono e Giagnoni che gli volle bene. Con gli allievi del Milan cominciò come centravanti, strada facendo si ritrovò terzino. “Mi sono costruito al millimetro, però credo che campioni si nasca e professionisti si diventa”. La forza caratteriale gli fu trasmessa dai genitori che, da meridionali emigrati al nord, avevano imparato a difendersi con i denti, per strappare alla vita il diritto di viverla. Nel novembre 1972, Maldera venne ceduto in prestito al Bologna, collezionando appena tre presenze in rossoblù prima di rientrare a Milano.

Il gol di Maldera all’Inter nel derby d’andata 1978/1979

Terzino sinistro portato alla fase d’attacco, quasi da ala, imparò da Schnellinger il tackle in scivolata, in tuffo e a piedi giunti, eseguito alla perfezione, fermando avversari lanciati in corsa ai quali strappava la palla senza ricorrere al fallo e con perfetto tempismo. Cominciò il campionato 1978/79 con una forte voglia di rivalsa dopo aver perso il posto di titolare in nazionale. Ai mondiali d’Argentina, infatti, l’esplosione di Antonio Cabrini lo relegò a panchinaro nell’Italia di Bearzot. Un’amarezza superata con il matrimonio che, pochi giorni dopo il rientro in Italia, unì il giocatore rossonero a Regina Cremonesi. Oltre alla rete decisiva nel derby d’andata, Maldera si era già distinto come goleador nelle trasferte di Roma e Bergamo, sbloccando il risultato in entrambe le partite, vinte nettamente dalla squadra rossonera. Nel luglio 1977 sbloccò le marcature nel derby che assegnò la Coppa Italia, riscatto di un’annata più scura che chiara, salvata da Paron Rocco dopo il flop di Pippo Marchioro. Nella serata dell’addio al calcio di Sandro Mazzola, la prodezza di Maldera, su magistrale assist di Rivera, colorò di rossonero quell’edizione di Coppa Italia.

Una foto indelebile nei cuori rossoneri: l’esultanza di Aldo dopo il gol all’Avellino Aprile 1982

La sua annata migliore con il Milan fu quella della Stella (1978/79), impreziosita da 9 gol (sfiorato il record di reti per un difensore in un campionato a 16 squadre appartenuto a Facchetti), alcuni di elevata fattura (il più bello lo segnò all’Ascoli). Nell’annata nefasta 1981/82 sarà tra i pochi a salvarsi dal naufragio che ricondusse in B il diavolo. Due sue perle contro Genoa e Avellino tennero il Milan in lotta per la salvezza fino alla fine. La sua ultima presenza in maglia rossonera è datata 16 maggio 1982, nel pomeriggio di un giorno da cani, sporcato dalla “brutta faccenda” di Napoli. Nils Liedholm, il tecnico del decimo scudetto milanista, lo volle alla Roma dove divenne pedina fondamentale nella corsa scudetto 1982/83 dei giallorossi e nella Coppa Campioni della stagione successiva dove non giocò per squalifica la finale contro il Liverpool. Aldo Maldera era capace di difendere, attaccare e segnare: la sua grande corsa, unita all’ottima tecnica e ad un tiro di sinistro preciso e sovente fulminante, lo hanno fatto entrare nel gruppo di campioni rossoneri indimenticabili. La morte lo colse ad inizio agosto 2012. Doveva ancora compiere 59 anni.

Sergio Taccone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.