Auguri Cesare, cuore e bandiera rossonera

Avrebbe compiuto 88 anni oggi. Cesare Maldini, classe 1932, è stato il primo capitano milanista ad alzare una Coppa dei Campioni. Basta questo per collocarlo nell’olimpo rossonero. Era il maggio 1963 e a Wembley il diavolo piegò il Benfica, rimontato da Altafini e frenato dall’anatema Guttmann. Quel giorno, dopo il gol dei portoghesi, ordinò a Trapattoni di francobollare Eusebio e seguirlo anche nei pressi dei bagni degli spogliatoi durante l’intervallo.

Primo di una grande dinastia, che ha dato al Milan e alla storia del football anche Paolo, tra i più forti difensori del mondo, Cesare Maldini salutò il calcio giocato nel 1967 dopo aver indossato la maglia del Torino. Nel suo palmares, oltre alla Coppa Campioni, trovano posto 4 scudetti e 22 presenze in nazionale. Al Milan era arrivato ventiduenne, proveniente da Servola, lo storico quartiere triestino ad un chilometro dal golfo. Lo scelse Bela Guttmann, allora sulla panchina rossonera. “E’ uno da Milan”, sentenziò il tecnico ungherese. Quando salì sul treno, in direzione Milano, chiese consiglio a Rocco, il suo maestro. “Vai, che poi magari ti raggiungo”, rispose il Paron.

Cesare Maldini con il figlioletto Paolo

Un giocatore destinato a fare la storia

Nello schieramento difensivo milanista prese il posto di Omero Tognon in un anno in cui il diavolo aveva appena prelevato Pepe Schiaffino (nazionale uruguaiano) e l’argentino Ricagni. Maldini aveva una grandissima confidenza con il pallone. Alla presidenza del Milan c’era Angelo Rizzoli, subentrato a Umberto Trabattoni che nel ’51 aveva riportato lo scudetto al Milan dopo 44 anni. Ai tempi in cui militava nella Triestina ebbe un pesante battibecco con Gunnar Nordahl. Il direttore tecnico Toni Busini tranquillizzò tutti, a partire dal pompierone. Quando effettuò il primo intervento su Jensen, attaccante proprio della Triestina, avversaria del Milan nel giorno dell’esordio di Cesare Maldini in rossonero, il 19 settembre 1954, tutti si convinsero di avere in squadra un giocatore destinato a fare la storia.

In poco tempo divenne il punto di riferimento dello spogliatoio, l’uomo di fiducia di Rocco, in possesso della personalità per trattare coi dirigenti anche di premi partita e discutere con l’allenatore della formazione. I suoi 76 chili, distribuiti in 182 centimetri di altezza, non si coniugavano con le caratteristiche di un difensore roccioso. Tuttavia, sapeva rendere armonica la fase arretrata e farsi trovare pronto a qualsiasi evenienza. Quando Gipo Viani presentò al calcio l’idea del “libero”, tutti pensarono all’elegante e intelligente Maldini. Lo “sceriffo” gli aveva rubato il trucco di balbettare quando voleva prender tempo a rispondere.

La famiglia Maldini

Uno dei suoi padri sportivi fu Nereo Rocco. Disse di lui Gianni Rivera: “Maldini e il Paron componevano una coppia di simpatici e divertenti guasconi. Era quello un Milan divertente e vincente”. Albertosi lo definì “Un signore del calcio, gentleman in campo e fuori”. Come ha ricordato Gianni De Felice, “Cesare Maldini era l’espressione vivente di un calcio familiare, un calcio con divi che non diveggiavano”. Nell’aprile 2016, Cesare Maldini ha lasciato questa terrena valle di lacrime, tre mesi prima dell’amata moglie Marialuisa. Entrambi riposano al Cimitero Monumentale di Milano. Il ricordo del capitano di Wembley ’63 è indelebile.

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