I calciatori britannici in maglia rossonera

Dalle origini fino ai nostri giorni. Chi sono i figli di Albione, i calciatori provenienti dalle isole britanniche che hanno prestato servizio per i colori rossoneri. Da Kilpin, padre fondatore del Milan, fino a Tomori, passando per Hateley, Jordan, Wilkins. Non solo giocatori ma anche allenatori.

di Gianfranco Giordano


Le origini: Herbert Kilpin

Milano è, insieme a Genova, la città italiana che più ha subito l’influsso calcistico britannico. In entrambe le città furono i sudditi della Regina Vittoria a diffondere il foot-ball e a guidare le due squadre nei primi anni di vita. Nato a Nottingham il 24 gennaio 1870, Herbert Kilpin arrivò a Torino per motivi di lavoro nel 1891, nella città sabauda contribuì a fondare l’Internazionale FC e continuò a giocare fino al 1898. All’inizio dell’anno si trasferì, insieme al collega Samuel Richard Davies, a Milano dove contribuì a fondare il Milan Football and Cricket, data ufficiale il 16 dicembre 1899, di cui sarà giocatore, capitano e allenatore.

In totale i britannici che hanno indossato la maglia del Milan nei primi anni del 1900 sono una decina, difficile essere precisi analizzando un periodo di cui scarseggiano documenti ufficiali. Ricordiamo Hoberlin Hood, David Allison, Samuel Richard Davies, Penvhyn Llewellyn Neville, Edward Wade, Jack Diment, Thomas Mac Cormack, Emyl Croom, John Robert Roberts. L’ultimo inglese di questo periodo è Andrew Williams che giocherà 9 partite, una rete all’attivo, nella stagione 1913/14.



Paddy Sloan, il primo irlandese

Dopo la numerosa presenza di giocatori britannici nei primi anni del 1900, bisogna aspettare quasi quarant’anni per vedere nuovamente un giocatore passare dal Tamigi ai Navigli, nel 1948 Paddy Sloan sarà il primo giocatore irlandese a giocare in Serie A. Arrivato al Manchester United a 17 anni è poi passato al Tranmere Rovers, dopo la guerra gioca una stagione all’Arsenal ed una con lo Sheffield United prima di venir ingaggiato dal Milan. Con i Rossoneri mette a segno 9 reti in 30 presenze nella stagione 1948/49, a fine stagione viene ceduto al Torino che lo gira all’Udinese. In due stagioni con Udinese e Brescia mette a segno 14 reti collezionando 42 presenze poi torna in Inghilterra al Norwich City.

Jimmy Greaves, un sinistro micidiale

Il 24 maggio 1961 l’Italia ospita l’Inghilterra all’Olimpico, vinceranno gli ospiti con due reti di Gerry Hitchens e una di Jimmy Greaves, 3-2 il risultato finale. La prestazione dei due attaccanti inglesi attira l’attenzione dei club nostrani, il Milan prenderà Jimmy Greaves dal Chelsea per 80.000 Sterline. Jimmy Greaves era sicuramente il più dotato dei due, elegante con uno stacco di testa imperioso ed un sinistro micidiale, numerose anche le segnature di destro, ma poco incline alle rigide regole del calcio italiano del tempo.

Greaves entra quasi subito in contrasto con Rocco e quindi con la società, dopo 13 presenze e 9 reti segnate (ultima partita il 29 ottobre 1961 a Firenze con due reti nella sconfitta per 2-5) l’inglese torna a Londra alla corte del Tottenham per 99.999 Sterline, il club londinese non voleva raggiungere per la prima volta la cifra di 100 mila Sterline. A fine campionato il Milan sarà campione d’Italia anche grazie alle reti di Greaves, il quale si rifarà diventando il capocannoniere assoluto della massima serie inglese con 357 reti.

Joe Jordan, arriva lo squalo

Bisogna aspettare  due decenni per vedere nuovamente un giocatore di formazione inglese a San Siro, quando il Diavolo torna prontamente in Serie A dopo un anno di purgatorio, a seguito di una retrocessione per il primo scandalo scommesse del 1980. La dirigenza è ambiziosa ma le casse societarie sono quasi vuote, dopo un velleitario tentativo di ingaggiare Zico, si punta sul belga Jan Ceulemans ma il centravanti belga rifiuta la corte del Milan e non lascerà mai la sua terra. A questo punto le attenzioni di Farina convergono sullo scozzese Joe Jordan, centravanti del Manchester United e della nazionale.

Jordan ha ormai superato l’apice della sua carriera ed accetta di buon grado l’avventura all’estero, dopo i successi in terra inglese con il maledetto Leeds United prima e con i Red Devils poi. Di aspetto gentile ed educato si trasforma in campo quando si toglie la protesi all’arcata dentale superiore, gli incisivi si ruppero anni prima in uno scontro di gioco, e diventa per tutti lo Squalo. Dotato di un notevole stacco aereo ma di tecnica non eccelsa con i piedi, come da tradizione britannica, diventa presto un idolo dei tifosi per l’impegno e l’attaccamento alla maglia.

Rimarrà al Milan due stagioni, una fallimentare per la squadra con la retrocessione e costellata dai suoi infortuni, mentre la seconda in Serie B mostrerà al pubblico un buon giocatore con una certa dimestichezza con la rete. Parteciperà a tre mondiali (1974, 1978 e 1982) con la nazionale scozzese più forte di sempre, andando a rete in tutte e tre le edizioni. Dopo il Milan giocherà ancora un anno in Italia con l’Hellas prima di tornare in Inghilterra.

Luther Blissett, bombardiere nero

Fisico statuario, sorriso accattivante e tantissimi gol segnati in Inghilterra con il Watford di Elton John, questo era Luther Blissett quando arrivò al Milan, nell’estate del 1983. Purtroppo Lutero il bombardiere nero, questo il coro a lui dedicato dalla Curva Sud, divenne presto una delusione famoso per i tanti gol sbagliati, il più clamoroso forse in un derby praticamente a porta vuota ma anche il rigore tirato nel secondo anello è rimasto impresso nella memoria dei tifosi. Dopo 5 reti in 30 partite di campionato e una rete in 9 partite di Coppa Italia, Blissett torna al Watford per 550.00 Sterline, era costato un milione, molti hanno avuto il sospetto che il Milan abbia ingaggiato l’attaccante sbagliato, con Blissett giocava John Barnes, attaccante di ben altro spessore.

Wilkins e Hateley, Rasoio e Attila

La stagione successiva il Milan punta ancora su due inglesi, da questa stagione ogni squadra può tesserare due giocatori stranieri, si tratta di Ray Wilkins e Mark Hateley. Wilkins ha alle spalle una carriera importante con le maglie di Chelsea e Manchester United, inoltre fa parte da alcuni anni della nazionale inglese, Hateley era per i più uno sconosciuto, arrivava dal Portsmouth in seconda divisione e in precedenza aveva indossato la maglia del Coventry City in prima divisione per cinque stagioni. Fresco campione europeo U21, nel giugno del 1984 aveva esordito in nazionale.

I più scettici vedevano in Hateley un nuovo Blissett, unica garanzia le rassicurazioni di Liedholm, il quale asseriva si trattasse di un ottimo attaccante. I due diventano subito idoli del tifo rossonero, tanto gentili e disponibili fuori dal campo tanto combattivi e pronti a dare il 101 per cento in campo, Wilkins più lento, stiloso e ragionatore, Hateley veloce, irruento e con uno stacco di testa imperioso. Maglia fuori dai pantaloncini, calzettoni spesso abbassati e capelli al vento aveva il portamento per entusiasmare i tifosi. Il 28 ottobre 1984 è il giorno consacrato alla nascita del mito di Attila Hateley, il Milan torna alla vittoria nel derby dopo sei anni grazie ad un gran gol di testa del suo centravanti che sovrasta Collovati e porta alla vittoria i Rossoneri.

I due resteranno al Milan tre stagioni, Wilkins giocherà 105 partite ufficiali con tre reti, Hateley 86 partite con 21 reti. Ultima apparizione per Hateley il 17 maggio 1987 a Udine quando viene espulso a otto minuti dal termine insieme al portiere friulano Abate, entrambi coinvolti in un parapiglia, prima di uscire dal campo si rivolge verso i suoi tifosi a braccia alzate, sette giorni prima, in occasione dell’ultima partita casalinga contro il Como, Attila entrò in campo con uno striscione per ringraziare e salutare i tifosi del Milan. Lasciata Milano, Hateley giocherà nel Monaco prima di diventare una leggenda dei Glasgow Rangers.

Wilkins giocherà gli ultimi minuti dello spareggio UEFA il 23 maggio a Torino, dopo aver giocato per alcuni anni in Francia, Inghilterra e Scozia ha fatto l’allenatore e infine il commentatore televisivo. E’ morto il 4 aprile, quattro giorni dopo aver subito un arresto cardiaco.



David Beckham, lo Spice Boy

Quando nel 2008 il Milan annuncia l’ingaggio di David Beckham, tutti pensano all’ennesimo colpo ad effetto di Galliani, un giocatore di grande appeal per vendere magliette in giro per il mondo e attirare nuovi sponsor. Personaggio di grande carisma, non solo sportivo, Beckham raggiunge il Milan alla fine del campionato nord americano, giocato con la maglia del Los Angeles Galaxy, e da subito si mette diligentemente a disposizione dell’allenatore, mostrando disciplina e grande voglia di lavorare. Nel giro di pochi giorni lo staff tecnico ed i compagni di squadra sono stupiti dalla professionalità dell’Inglese, anche i tifosi ne apprezzeranno l’impegno oltre alle indiscusse qualità tecniche. La stagione seguente Beckham ritorna a Milano dopo il campionato con i Galaxy ma l’avventura si interrompe a causa di un grave infortunio, rottura del tendine di Achille, rimediato il 14 marzo nella partita contro il Chievo.

L’avventura dello Spice Boy in rossonero si conclude con 31 partite e due reti. Beckham è stato l’ultimo giocatore di lingua inglese a calpestare l’erba di San Siro, ormai i tempi sono cambiati, la Premier League è l’eldorado del calcio ed è sempre più difficile convincere i giocatori britannici a trasferirsi in Italia.

Tomori, l’ultimo figlio di Albione

Oluwafikayomi Oluwadamilola “Fikayo”  Tomori, nato in Canada da genitori nigeriani è cresciuto in Inghilterra ed è cittadino  inglese dal 2016. Difensore forte fisicamente si fa notare con un gioco aggressivo ma corretto, nel classico stile dei calciatori britannici. Cresciuto nel Chelsea, ha maturato esperienza nelle serie minori giocando in prestico con Brighton, Hull City e Derby County. Ingaggiato dal Milan il 21 gennaio con la formula del prestito ha subito esordito in prima squadra. Tomori è l’ultimo figlio di Albione ad indossare la maglia del Milan.

In panchina senza successo: Burgess e Garbutt

William ‘pipetta’ Garbutt

Oltre che sul campo di gioco, uomini d’Oltremanica sono stati protagonisti sulla panchina del Milan, a dir la verità con poco successo. Dopo una brillante carriere di calciatore durante la quale ha indossato le maglie delle due squadre di Manchester, Herbert Burgess comincia la carriera di allenatore in Ungheria e poi arriva in Italia. Guiderà il Milan nelle stagioni 1926/27 e seguente senza particolari acuti, successivamente si siederà sulle panchine di Padova e Roma. Icona del Genoa che allenerà per vent’anni in tre riprese, nel dicembre del 1936 William Garbutt subentra a Balonceri guidando il Milan fino a fine stagione poi torna al suo amato Grifone. E’ l’ultimo inglese a guidare il Diavolo, senza lasciare tracce negli annali. E’ grazie a lui che in Italia l’allenatore viene chiamato mister.

Gianfranco Giordano


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