Lo scudetto del Gre-No-Li, 10 giugno 1951

Uno scudetto, il quarto della storia del Milan, conquistato con una partita di anticipo sulla fine del Campionato e tante palpitazioni.


Lo scudetto del 1951 fu quello conquistato dal trio svedese Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e Nils Liedholm: il Grenoli. In terzetto riportò il tricolore sulla sponda rossonera di Milano dopo 44 anni dall’ultimo alloro italiano che risaliva al periodo in cui giocava ancora il mitico Herbert Kilpin, fondatore dei rossoneri.

Lo scudetto del 10 giugno 1951, segnò dunque la fine di un lunghissimo periodo di attesa. Ma non fu privo di palpitazioni. Il traballante finale di campionato non impedì al Milan di tagliare il traguardo prima dell’Inter. Sofferenza e paura (tanta) furono i tratti dell’ultima parte di quella indimenticabile stagione.

I rossoneri mantennero un andamento regolare prima di un rallentamento improvviso, causato da tre pareggi consecutivi. In vista dello striscione del traguardo, la squadra si ritrovò con gambe pesanti e testa annebbiata.

Il 10 giugno 1951 fu una giornata di passione per i tifosi rossoneri. La Lazio, quarta forza del campionato, andò in gol con Flamini in apertura. A San Siro calò il gelo. Una manciata di minuti più tardi, il solito Nordahl firmò il pareggio ma prima dell’intervallo ci pensò Sentimenti V a riportare in vantaggio i biancocelesti. Il risultato non cambiò più.

Arturo ‘Sandokan’ Silvestri, in trepidante attesa

Paura, attesa e preghiere

I tifosi attesero con trepidazione gli aggiornamenti da Torino dove era di scena l’Inter contro la formazione granata, invischiata nei bassifondi della classifica. La prospettiva di affrontare l’ultima giornata con un solo punto di vantaggio sui nerazzurri, da difendere in un’insidiosissima trasferta a Roma, contro i giallorossi in piena bagarre salvezza, metteva i brividi.

Il colpo gobbo della Lazio a San Siro rischiava di regalare al campionato la coda più incerta tra quelle pronosticate. I biancocelesti misero in ginocchio un Milan troppo nervoso e che sentì più del previsto la pressione di avere lo scudetto a portata di mano. Al fischio finale del contestato (dagli ospiti) Agnolin, i rossoneri si rintanarono negli spogliatoi. In tribuna tifosi frastornati.

Convinti di aver perso lo scudetto, De Grandi svenne, il direttore tecnico Busini ebbe un collasso. Inconsolabile anche Sandokan Silvestri. L’attesa di notizie da Torino, dove era di scena l’Inter, rivale dei rossoneri nella corsa al titolo, si fece spasmodica e logorante. Secondi che sembrarono eterni, il fiato sospeso come in un’apnea portata alle estreme conseguenze.

Il Milan Campione d’Italia nella stagione 1950-1951

L’urlo di gioia: dagli spalti allo spogliatoio

Poi l’urlo liberatorio: il Torino, in lotta per salvarsi, guidato dall’ex milanista Giuseppe Bigogno, battendo l’Inter al Filadelfia, consegnava lo scudetto ai rossoneri con una giornata di anticipo. Le reti di Enrico Motta e Johannes Pløger (il giocatore che nel 1948 era stato scippato al Milan dalla Juve, determinando poi l’arrivo “riparatorio” in rossonero di Nordahl per volontà di Agnelli) decisero la partita. Il gol dell’interista Pozzi arrivò troppo tardi: Toro salvo, Inter fuori dalla volata scudetto e Milan campione d’Italia. In campo con i granata gioì anche l’ex milanista Carapellese.

Quando l’altoparlante dello stadio milanese annunciò il risultato finale di Torino, esplose il boato pieno di gioia. Di colpo, appena arrivata via radio la notizia da Torino, si registrò negli spogliatoi rossoneri una resurrezione collettiva, con abbracci, gesti di esultanza e lacrime di gioia. Milan campione: uno scudetto che arrivò dopo 44 lunghi anni di attesa. La grande festa poteva avere inizio. I tifosi invasero il rettangolo di gioco.

Nordahl portato in trionfo fu l’immagine più bella di quel pomeriggio di giugno. Con 34 reti, il centravanti svedese precedette Nyers in testa alla classifica marcatori. L’attacco rossonero fu stratosferico: 107 gol segnati (quasi tre reti di media a partita), supportato da una difesa che incassò appena 39 reti, la meno battuta di quella stagione.

Il paradiso dei diavoli

La Gazzetta dello Sport titolò “Milan degno campione d’Italia, suo il miglior calcio giocato quest’anno”. Lo Sport Illustrato celebrò il quarto scudetto milanista con due pagine a colori intitolate “Il paradiso dei diavoli”. Il Corriere dello Sport riservò il titolo di taglio alto alla vittoria di Fiorenzo Magni nel Giro d’Italia, collocando più in basso la conquista rossonera dello scudetto.

Lo schieramento titolare del Milan 1950/51 vide Buffon tra i pali, Silvestri e Bonomi terzini, Tognon centrale, Annovazzi e De Grandi in mediana, Gren e Liedholm interni di centrocampo, Nordahl centravanti con Burini e Renosto, ali.

Sergio Taccone

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