Egidio Calloni: il volto di un Milan romantico

Egidio Calloni da Busto Arsizio, classe 1952, professione centravanti, è senza dubbio una delle massime icone del calcio romantico, nonché di quella meravigliosa galleria di volti e personaggi che hanno accompagnato le nostre domeniche degli anni ‘70.

Di Corrado Izzo


È impossibile accostarsi al Milan di quel periodo senza far inevitabilmente riferimento a lui, Egidio Calloni, eroe leggendario di un Milan così così. Una figura passata alla storia, tanto da ispirare, dopo qualche anno, una trasmissione televisiva di un certo spessore giornalistico.

Ma quanto c’è di vero intorno a questa leggenda?
Calloni ha appena 21 anni quando, nell’estate del 1974, arriva a Milanello con l’ambiziosa ma non semplice missione di conferire alla squadra quel peso in attacco mancato nelle ultime stagioni, ossia da quando Pierino Prati è stato ceduto alla Roma.

La fama che lo precede, in verità, è incoraggiante. In serie B ha spopolato con la maglia del Varese, segnando gol a raffica e contribuendo in maniera decisiva alla promozione della squadra lombarda nella massima serie. Certo, il Milan è ben altra realtà rispetto alla sana ed ovattata provincia, così appare scontato che, almeno inizialmente, il giovanotto pagherà uno scotto.

È un momento epocale per il calcio, una fase di grande rinnovamento tecnico. Il Totalvoetbal olandese ha scosso le fondamenta di questo sport, portando uno stravolgimento sulla cui onda tutte le squadre cercano di adeguarsi ai nuovi dettami tattici del gioco totale.

Egidio Calloni

Il Milan non fa eccezione. Messa alle spalle la gloriosa epopea del Paron Nereo Rocco, il club di via Turati ha affidato il compito della ricostruzione ad un allenatore emergente, il sardo Gustavo Giagnoni, protagonista di buone stagioni sulla panca del Torino. Sono arrivati anche nuovi giocatori a cambiare l’anima della squadra, un mix di gioventù ed esperienza: Albertosi, Bui, Bet, Zecchini, Gorin e, per l’appunto, Egidio Calloni.Lo zoccolo duro della squadra è sempre composto dai vari Maldera, Sabadini, Turone, Biasiolo, Anquilletti, Benetti, Bigon, Chiarugi e, naturalmente, da Gianni Rivera.

Non è un Milan trascendentale e così come previsto, il buon Egidio trova qualche difficoltà ad inserirsi in un meccanismo in rodaggio.

Tecnicamente non è certo un fenomeno, anzi appare anche un po’ sgraziato nelle movenze. Una sorta di Brutto Anatroccolo. Ha però grande generosità, un ottimo sinistro, elevazione e tempismo nel gioco aereo. Al suo esordio in campionato, contro la Juve, cicca goffamente una battuta al volo dal limite, guadagnandosi i buu di scherno da parte del pubblico torinese.

Sette giorni dopo, a Milano contro la Fiorentina, raccoglie un ottimo servizio di Rivera ma colpisce un venditore di bibite al secondo anello. La gente inizia a mugugnare. Per un giovane calciatore, avvertire il bisbiglio di disapprovazione di San Siro è un qualcosa che ti entra nell’anima e ti può seppellire. O, al contrario, far scoccare la scintilla. Fortunatamente è proprio ciò che accade.

All’Olimpico, contro i giallorossi, il Brutto Anatroccolo si trasforma in Cigno e, quando la partita sembra avviata allo 0-0, si libra leggero ed impalpabile nel limpido cielo romano, segnando un incantevole gol in rovesciata. Una rete in cui c’è tutto l’istinto, il coraggio e la forza del bomber di razza. I rossoneri colgono la prima vittoria in campionato.

Segue una fase interlocutoria in cui Calloni non parte sempre titolare, ma viene spesso avvicendato da Bigon nel ruolo di punta.

Egidio Calloni in allenamento

I momenti migliori

La definitiva esplosione arriva alla fine del girone d’andata, grazie ad una doppietta nel 3-1 casalingo alla Ternana. È il 26 gennaio 1975, ci son voluti quattro mesi ma, da quel momento, Egidio non si ferma più ed inizia a segnare a raffica. L’autostima e la sicurezza aumentano di partita in partita, ormai al Milan gli fanno battere pure i rigori, visto che Rivera ultimamente ne ha sbagliati alcuni decisivi.

Con la bellissima tripletta a Terni, nell’ultima di campionato, Calloni si attesta a quota 11 reti, poi è protagonista anche in Coppa Italia segnando altri gol che portano il Milan in finale. Insomma, le cose vanno bene.

La stagione 1975-76 è senza dubbio la migliore per Egidio. A dispetto di una situazione societaria non chiara e del caos scaturito dalla clamorosa lite tra Rivera e il presidente Buticchi, il Milan, ottimamente guidato da Giovanni Trapattoni, disputa un regolarissimo campionato culminato con l’onorevole terzo posto, inoltre arriva anche ai quarti di Coppa Uefa. Lui, l’Egidio da Dairago, ancora ben lungi dall’essere sciagurato, è sempre più punto di riferimento dell’attacco e segna ben 19 gol stagionali, di cui 13 in campionato.

Anche il rapporto con la tifoseria è finalmente sbocciato come i fiori a primavera. Dopo gli inizi difficili, Calloni è diventato a tutti gli effetti un beniamino di quella curva che gli perdona anche il suo passato nelle giovanili dell’Inter nonché, da quel che si mormora, un’adolescenziale fede nerazzurra. Anzi, ai cugini spesso Egidio rifila dei gol nelle stracittadine di quel periodo. Tutto sembra andar bene, ma…

Gli anni difficili

La stagione 1976-77 segna una chiara inversione di tendenza, per il Milan e per Calloni. La rosa viene depauperata dal punto di vista tecnico, grazie alle sanguinose cessioni di Benetti e Chiarugi. Il nuovo tecnico Pippo Marchioro, antesignano della zona e della squadra corta in un’epoca in cui lo stopper segue il centravanti avversario anche alla toilette, fallisce miseramente. Il Milan si ritrova incredibilmente coinvolto nella bagarre di bassa classifica.

Calloni esultante dopo la doppietta all’Athletic Bilbao, a San Siro, nella Coppa Uefa 76/77

Con la squadra in zona retrocessione e dilaniata da forti tensioni interne, logico che anche il rendimento di Calloni ne risenta. Timoroso, demotivato, peraltro alle prese con problemi personali, Egidio fa quel che può ma si vede che non è più lui. Non arrivano occasioni, gli mancano tranquillità e freddezza sotto rete, comincia a sbagliare più del dovuto.

Una domenica, in una partita casalinga, liscia in maniera clamorosa un pallone ad un metro dalla linea, con il portiere avversario fuori causa. San Siro piange, qualcuno sghignazza ed intanto il Milan precipita. Comincia a prender corpo la Leggenda dello Sciagurato Egidio. Il riuscito gioco di parole di manzoniana ispirazione si deve alla penna sagace e graffiante di Gianni Brera, senza dubbio uno dei più grandi giornalisti italiani, capace però di vestire spesso anche i panni del più feroce e cinico dei battutisti.

La nomea affibbiata a Calloni diviene una moda, in vero romanzata e quantomeno ingenerosa visto che, nei suoi due primi anni al Milan, l’attaccante il suo lo aveva pur fatto. Evidentemente però il calcio non ha memoria lunga, così basta poco per alimentare le leggende, specie quando queste sono negative e denigratorie.

Egidio Calloni, il 9 sulle spalle

Ci mette del suo anche il grandissimo Beppe Viola, maestro di giornalismo e vecchio cuore rossonero il quale, nel servizio sulla gara Milan-Genoa, partorisce un commento che suscita la selvaggia ilarità di alcuni milioni di telespettatori:“… assist perfetto di Rivera per Calloni, ma il centravanti sventa la minaccia…”

È una stagione da dimenticare. Il Milan alla fine, richiamato Rocco in panchina, riesce a salvarsi in extremis. Poi si riscatta vincendo alla grande la Coppa Italia, con un Calloni sugli scudi, capocannoniere della manifestazione insieme a Braglia. Nella gara del 15 giugno 1977 contro il Bologna, vinta per 5-0, Egidio segna un gol al volo, in mezza rovesciata da fuori area che fa venir giù San Siro: cinque minuti di applausi. Forse neanche Rivera arrivava a tanto.

All’orizzonte intanto si profila un nuovo, ambizioso Milan. Felice Colombo è diventato il presidente e Liedholm l’allenatore. Nei programmi dichiarati c’è la conquista della famosa stella del decimo scudetto. Calloni viene confermato, diffusa è la convinzione che la stagione appena trascorsa sia stata solo una fastidiosa ed episodica parentesi, e che dalla prossima, forte anche dell’ispirata guida tecnica del Barone svedese, il Milan ed Egidio riprenderanno a correre.

Purtroppo sarà così solo a metà. Nel senso che il Milan riprenderà si a correre, disputando un ottimo campionato e gettando le basi per il trionfo dell’anno venturo ma, al contrario, il centravanti confermerà il lento ed inesorabile declino. Sfiduciato, demotivato, massacrato dalla stampa sportiva, su tutti ovviamente da Brera, spesso lasciato in panchina e fischiato da quel pubblico che pure gli aveva voluto bene, Egidio Calloni si avvia a scrivere l’ultima pagina del suo romanzo rossonero.

Calloni in gol contro la Juve nel campionato 76/77

Un gol clamorosamente mancato a Bologna nel marzo del 1978 è il segnale inequivocabile che il suo tempo milanista è finito, questo lo sa anche lui. Due sole reti in campionato, a fine stagione viene ceduto al Verona in quell’operazione di mercato che, di fatto, ne sancisce l’uscita dal calcio che conta, proprio alla vigilia della stagione che regalerà la stella al Milan.

Un vero peccato perché, al di là di eventuali e parecchio enfatizzati limiti tecnici, il buon Egidio avrebbe meritato per professionalità, impegno ed abnegazione di far parte di quella rosa dello scudetto del 1979, una grande conquista sportiva per la quale anch’egli aveva lottato e che gli è stata preclusa da due, anzi no, da una stagione balorda. Nel calcio non c’è riconoscenza, caro Egidio.

Come l’amante tradito, lui però si prende qualche bella rivincita sulla sua ex squadra, togliendosi i classici sassolini dalla scarpa. Nel 1979, con il Milan lanciatissimo verso lo scudetto, segna al suo vecchio amico Albertosi un gran gol che porta momentaneamente in vantaggio il Verona a San Siro, facendo venire il batticuore ai tifosi rossoneri. Fortunatamente la faccenda non ha conseguenze, il Milan rimonta e vince 2-1, conquistando dopo qualche settimana il meritato titolo.

Le vendette però non si esauriscono qui. Nel 1981, con i rossoneri discesi negli inferi della serie B, veste la maglia del Palermo e si permette di assestare tre ceffoni in pieno volto al suo Milan nello scontro diretto della Favorita. Si signori, avete letto bene. Una tripletta che fa sensazione, entrando a far parte dell’immaginario collettivo come “ La Vendetta dello Sciagurato Egidio”.

Egidio Calloni

Sono gli ultimi botti della sua carriera. Ancora un impalpabile anno di serie A al Como, nell’anno della seconda retrocessione in B del Milan, poi l’addio al calcio giocato, un mondo con il quale Egidio decide di chiudere, intraprendendo successivamente l’attività di rappresentante di gelati.

Difficile dimenticare un personaggio così, una di quelle figure entrate di diritto nella letteratura del calcio italiano. Difficile soprattutto dimenticare quel Milan un po’ dimesso ma capace di far battere il cuore dei tifosi almeno quindici anni prima della Grandeur Berlusconiana, degli scudetti, delle coppe e dei grandi trionfi raccolti in tutto il mondo. Così è se vi pare, prima del Milan di Berlusconi c’è stato quello dello Sciagurato Egidio.

Corrado Izzo


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